Artiglio del Diavolo by Centro Natura

 

Denominazione botanica: Harpagophytum procumbes

Parti usate: radici tuberose secondarie

 

 

DESCRIZIONE BOTANICA E NOTIZIE STORICHE

L’artiglio del diavolo è una pianta erbacea, che proviene dall’Africa tropicale e del sud, particolarmente diffusa nelle savane del Kalahari e nelle steppe del sud-ovest dove si ritrova spesso nelle estensioni di sabbia rossa. D’interesse farmaceutico sono i tessuti di deposito, le radici tuberose  (Tubera Harpagophyti). Se ne distinguono due tipi: radice primaria (fittone che si indossa verticalmente nel suolo) e radici secondarie (dotate di protuberanze). Secondo Volk soltanto le secondarie sono utilizzabili in terapia in quanto contengono alte percentuali di principi attivi. Si presentano come tubercoli rossastri, dello spessore di circa 6 cm, della lunghezza massima di 20 cm, pesanti circa 600 gr, ricoperte da un sottile strato di sughero. Per essere essicate vengono tagliate a “rondelle”. Da immemorabile tempo in uso nella medicina tradizionale di Boscimani, Ottentotti e Bantù è giunto in Europa soltanto all’inizio del secolo ed è stato studiato per le sue proprietà antinfiammatorie e antidolorofiche.

COMPOSIZIONE:

  • glicosidi iridoidi: harpagoside, harpagide
  • un chinone harpagochinone
  • flavonoidi
  • ac. triterpenici pentaciclici
  • fitosteroli
  • una resina gommosa e olio essenziale

PROPRIETA’

Secondo Schmidt e Selye gli effetti terapeutici dell’artiglio del diavolo e derivati totali è paragonabile a quello dei cortisonici senza presentarne le controindicazioni. Secondo Van Haelen presenta un’azione simile agli antiinfiammatori non steroidei inibendo la sintesi delle prostaglandine.

I glicosidi iridoidi hanno ATTIVITA’ ANTIINFIAMMATORIA e analgesica dipendente dalla dose, paragonabile a quella del fenilbutazone, senza averne gli effetti collaterali. Fra i vari costituenti il più attivo risulta essere l’harpagoside almeno quando è somministrato per via parenterale, in quanto per os perde notevolmente la sua attività. Tale composto inibisce il metabolismo dell’acido arachidonico si attraverso la via della ciclossigenasi che quella della lipoossigenasi, da qui la similitudine con l’azione dei cortisonici. Risulta pure che l’estratto totale è in grado di bloccare la sintesi del TNF (Tumor Necrosis Factor) indotta dai lipolisaccaridi (LPS). La somministrazione contemporanea di Artiglio del diavolo e Uncaria mostra una importante sinergia , con risultati non ottenibile mediante impiego delle singole piante.

Sebbene i principi attivi responsabili di questa attività siano considerati gli iridosidi harpagoside e harpagide (eterosidi la cui parte attiva, genina, è chiamata harpagogenina), le sperimentazioni hanno dimostrato che, almeno per via orale, il “fitocomplesso” nel suo insieme possiede un’attività più efficace e completa deisingoli principi attivi.

IMPIEGO

L’ampio spettro d’azione, a un tempo antiflogistico, analgesico e spasmolitico, conferma l’impiego per il BENESSERE DELLE FUNZIONI ARTICOLARI. Allo studio in alcune cefalee, allergie e intolleranze al glucosio. L’abbinamento Artiglio del diavolo E.S. con Salice E.S. ha dato buoni risultati nell’arteriosclerosi. Per evitare la perdita di attività dovuta alla degradazione nell’ambiente acido dello stomaco, è possibile ricorrere all’impiego di capsule o compresse gastroresistenti.

STUDI TOSSICCOLOGICI

tutte le ricerche tossicologiche confermano che la radice di Artiglio del diavoloNON PRESENTA ALCUNA TOSSICITA’ ALLE DOSI CONSIGLIATE e GL EFFETTI SECONDARI SONO ASSAI RARI.

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